L’arte per comunicare: declinare progetti artistici in contesti aziendali

All’inizio della nostra attività nelle aziende suscitavamo due sentimenti contrastanti nei nostri interlocutori: ammirazione e diffidenza. Il primo era legato al nostro percorso artistico e ai risultati raggiunti in quel settore; il secondo al fatto che il nostro portfolio clienti era vuoto nei primi tempi, e chi ci ingaggiava si chiedeva come potesse un gruppo di artisti lavorare in contesti aziendali.

Ci siamo ritrovati nel mondo delle aziende grazie a persone che partecipando ai nostri progetti artistici hanno colto al volo il valore di un approccio diverso dal solito. Nelle riunioni dove proponevamo il nostro intervento, la domanda che spesso non veniva direttamente pronunciata ma che aleggiava chiaramente era: “come possiamo essere sicuri che funzionerà?”

L’arte ha da sempre la capacità di parlare alle persone, raggiungendole contemporaneamente su più piani. Riesce a toccare sul piano emotivo, far riflettere, dare voce, creare connessioni, offrire strumenti, mostrare cose note sotto nuovi punti di vista. Le più grandi opere d’arte della storia sono spesso state commissionate proprio per trasmettere dei messaggi destinati a restare nel tempo, ad essere universali. Parlare il linguaggio dell’arte significa anche evitare spiegazioni concettuali, semplificare, e di conseguenza aggirare resistenze legate ad esempio ad una comunicazione “top down” o alla noia della ripetizione.

Spesso si etichetta l’arte come noiosa od elitaria: ma è come dire che la musica è noiosa, affermazione ridicola pensando a tutti i generi e brani possibili. Il nostro lavoro va proprio in questa direzione, ovvero declinare progetti artistici in contesti aziendali, adattando progetti esistenti ad obiettivi specifici, o sviluppando metodi e strategie ritagliate su misura per i nostri clienti.

Uno dei nostri progetti di maggior successo parte proprio da questi principi: si tratta di Vocisott’acqua, una strategia integrata di sensibilizzazione verso la Fibrosi Polmonare Idiopatica (IPF), una malattia rara della quale si parla troppo poco. La casa farmaceutica Boehringer Ingelheim ci ha offerto il proprio supporto non condizionante, dandoci piena fiducia per i contenuti e per lo sviluppo di quella che sta diventando proprio in queste settimane la community dedicata all’IPF più grande e più attiva in Italia.

Come abbiamo fatto? Abbiamo utilizzato le nostre competenze artistiche per creare modi per dare voce ai pazienti e ai caregiver, intervistandoli, parlando con loro, individuando di cosa volessero parlare, cosa mancasse loro, cosa non era ancora stato fatto nel settore. Abbiamo realizzato un reading teatrale, dal titolo “Respirare sott’acqua”, per raccontare il loro punto di vista in un modo nuovo; abbiamo fatto ritratti fotografici e mini serie sulle loro vite, animazioni per dare spazio al linguaggio metaforico, un cortometraggio d’autore di altissima qualità, creato una mappa emotiva delle loro vite. Il tutto raccolto in un blog che racconta le attività tappa per tappa, assieme ai canali sui social network.

Imparare a pensare “fuori dalla scatola”, realizzare un team building innovativo, comunicare in maniera efficace, formare persone in modo appassionante, rendere consapevoli dei ruoli: piccolo o grande che sia l’obiettivo, crediamo fermamente nel potere dell’arte e della creatività per comunicare e aggirare barriere. E sappiamo che funzionerà, perché sarà ritagliato esattamente su misura.